Associazione "Festa Maggiore - Terlizzi"
Da:
Terlizzi, i mascheroni apotropaici, scatti d’amore
A cura dell’Associazione: 
“Fotoclub immagini 2000”
Dopo l’edizione delle cartoline sul Centro storico, questo secondo cofanetto degli Scatti d’amore dedicati alla nostra città, raccoglie le foto di alcuni fra i più interessanti mascheroni apotropaici, incastonati prevalentemente sulle facciate d’antichi edifici o utilizzati come mensole decorative di sostegno a balconi sette-ottocenteschi.
Il suggestivo panorama che si dispiega riveste particolare significato sociale e artistico, costituendo nell’insieme una preziosa testimonianza legata sia all’intrigante valenza simbolica dei manufatti e sia all’abilità degli artigiani scalpellini che a Terlizzi, una tradizione plurisecolare, accredita di gran rinomanza.
Si tratta perciò di un ulteriore passo in avanti nella conoscenza e nella valorizzazione di una pagina importante del patrimonio culturale cittadino, con l’auspicio che quest’iniziativa editoriale, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, possa nel frattempo contribuire anche ad una più adeguata azione di salvaguardia.
Gennaio 2002
Angelo D’Ambrosio 
assessore
La storia di una città è leggibile anche nei suoi angoli più nascosti, come avviene lungo le suggestive viuzze del centro storico di Terlizzi dove, fra l’altro, è possibile ammirare un sorprendente scenario di superstizione: quello delle grottesche “maschere apotropaiche” (dal greco apotròpaios = che allontana il male). Ornando chiavi di volta, cornici, mensole e facciate, siffatti mascheroni, prevalentemente scolpiti in materiale lapideo, suggellano un carattere tipico dell’edilizia locale, con particolare riferimento ai secoli XVIII e XIX, soprattutto nella zona sud-ovest della città.
Le foto contenute in questo cofanetto sono solo alcune di quelle esposte nella riuscita Mostra omonima allestita nel Chiostro delle Clarisse (26 luglio-7 agosto 2001) che ha offerto ai numerosi visitatori un articolato censimento dei “volti di pietra” della nostra città, alla ricerca dei significati nascosti di elementi architettonici e decorativi, testimonianza di un’antica e solida cultura lapicida. Ignoti scalpellini, intrecciando sapientemente fantasia popolare con le precise esigenze di ciascun committente, hanno realizzato nel tempo un variegato campionario di mascheroni – antropomorfi e zoomorfi – ricorrendo ad un linguaggio iconico, indirizzato soprattutto al “lettore analfabeta”, in grado di comprendere il segno scritto nella sua traduzione figurativa, più immediata e diretta. Raffigurazioni grottesche e orride (diavoli, streghe, bacchi, uccellaci, fate della casa, ecc.) rimandano perciò ad un immaginario demoniaco, nella sua doppia valenza di uomo e animale che, barbuto o cornuto, esorcizza la presenza, sempre temuta, del Male.
Geom. Enzo Acquafredda 
Fotoclub Immagini 2000 

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