{"id":9367,"date":"2013-08-11T23:49:09","date_gmt":"2013-08-11T21:49:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.festamaggiore.eu\/web\/?p=9367"},"modified":"2013-08-11T23:49:09","modified_gmt":"2013-08-11T21:49:09","slug":"linteresse-suscitato-dal-libro-intervista-ci-ha-portati-a-chiedere-agli-autori-don-michele-cipriani-e-renato-brucoli-di-riprodurre-alcuni-stralci-a-vantaggio-dei-nostri-lettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.festamaggiore.eu\/web\/2013\/08\/11\/linteresse-suscitato-dal-libro-intervista-ci-ha-portati-a-chiedere-agli-autori-don-michele-cipriani-e-renato-brucoli-di-riprodurre-alcuni-stralci-a-vantaggio-dei-nostri-lettori\/","title":{"rendered":"L&#8217;interesse suscitato dal libro intervista, ci ha portati a chiedere agli autori, don Michele Cipriani e Renato Brucoli, di riprodurre alcuni stralci a vantaggio dei nostri lettori"},"content":{"rendered":"<p>Il documento pi\u00f9 antico \u00e8 del 1175, ma l\u2019icona \u00e8 stata rinvenuta prima: forse, come sostiene il Marinelli Giovine, gi\u00e0 nel 1038. Dipinta su una tavoletta di ciliegio del peso di 1980 grammi, a distanza nove secoli e mezzo stava andando in briciole. Ecco descritte le fasi del restauro che hanno riportato in primo piano la \u201cmirabile pittura\u201d.<\/p>\n<p><strong>La centralit\u00e0 dell\u2019icona e il suo restauro<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 storicamente documentabile l\u2019origine dell\u2019Icona? Quali le fonti?<\/p>\n<p>Il legame fra la Madonna di Sovereto e la comunit\u00e0 \u00e8 chiaramente documentabile, sia archivisticamente sia artisticamente, sia attraverso il culto.<\/p>\n<p>Procediamo, allora, per tappe: l\u2019Archivio capitolare \u00e8 ricchissimo di pergamene e di materiale cartaceo: c\u2019\u00e8 traccia documentaria?<\/p>\n<p>Una pergamena dell\u2019Archivio capitolare testimonia che Elia, nel suo testamento, dispone \u00abduodecim ducales ecclesiae sancte Marie de Suberito\u00bb, come riferito dal Carabellese nel Codice diplomatico barese, III, 142. \u00c8 il mese di marzo del 1175. Senza dubbio \u00e8 gi\u00e0 stata rinvenuta l\u2019Icona della Madonna di Sovereto e il culto \u00e8 gi\u00e0 in atto, tanto che Elia si sente in dovere di lasciare 12 ducati per gratitudine e per incrementare il culto.<br \/>\nIl ritrovamento dell\u2019Icona, dunque, \u00e8 certamente anteriore al 1175.<\/p>\n<p>Di quanto?<\/p>\n<p>\u00c8 un problema ancora aperto. Di certo sappiamo che altri lasciti per \u00abSanta Maria de Suberito\u00bb sono documentati da pergamene del 1180, 1199, 1222, 1223&#8230; Il Marinelli Giovine riferisce, poi, che \u00abil dipinto fu rinvenuto nell\u2019epoca da noi stabilita, cio\u00e8 dopo gli anni 1038 e 1074 (Memorie storiche di Terlizzi, 121). I documenti non sono riportati dal Marinelli Giovine, ma la realt\u00e0 \u00e8 attendibile perch\u00e9 nessuno regala la notevole somma di 12 ducati senza un minimo di garanzia e stabilit\u00e0, e queste si costituiscono con il tempo.<\/p>\n<p>Non solo le carte ma anche le pietre credo documentino materialmente il culto.<\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec, ed ecco la prova artistica: l\u2019abside esterna della chiesa di Sovereto \u00e8 una conferma al documento archivistico. \u00c8 certo che presso il luogo del ritrovamento dell\u2019Icona ben presto si stabiliscono i Cavalieri ospedalieri di San Giovanni, per accogliere e difendere i pellegrini e i crociati che transitano lungo la vicina via Appia- Traiana per i luoghi santi, e le monache del monastero di San Marco, soppresso nel 1725 dal Visitatore apostolico Antonio Pacecco, che attendono alla preghiera; di ci\u00f2 abbiamo documenti del 1219 e 1282.<br \/>\nNel 1600 viene allungato l\u2019antico tempio di splendida fattura, ad opera di Nicolangelo e Nicola Colamia, con il contributo loro e dei benefattori, e nel 1603 il commendatario barese Nicola Maria Tresca vi fa erigere una torre \u00abin modu arcis\u00bb.<br \/>\nNel 1640, Ludovico Paglia, nelle sue Istorie della citt\u00e0 di Giovinazzo scrive che \u00abTerlizzi ha fra le altre una chiesa col titolo di S. Maria di Sovereto o di S. Marco (&#8230;) in<br \/>\ncui vi \u00e8 una miracolosa immagine della Beata Vergine, di mirabile pittura, miracolosamente ritrovata in una grotta col lume acceso, scoperta per opera di una pecora che affond\u00f2 col piede, e mostr\u00f2 il lume\u00bb. Quindi, nel secolo XVII il quadro era ancora a Sovereto, ed era una \u00abmirabile pittura\u00bb, opera non di livello popolare. Ma il Seicento \u00e8 secolo di guerre, pestilenze, siccit\u00e0 e calamit\u00e0 naturali, di scorrerie e di brigantaggio; a ci\u00f2 si aggiunga la lunga lite giurisdizionale tra Giovinazzo e Terlizzi, che<br \/>\ncoinvolge pesantemente il clero e il popolo, e si capir\u00e0 l\u2019affievolimento del culto alla Madonna di Sovereto.<\/p>\n<p>Cosa accade, invece, nel Settecento, che \u00e8 il secolo d\u2019oro della citt\u00e0 di Terlizzi?<\/p>\n<p>Nel Settecento il canonico Francesco Bonaduce rianima il culto della Madonna di Sovereto: stabilisce un programma di feste popolari, fa sostituire il vecchio tempietto in legno dorato che custodisce l\u2019Icona, con uno d\u2019argento, disegnato e fuso a Napoli e inaugurato nel 1721. Erige nello stesso anno, il 15 settembre, una Confraternita in onore della Madonna di Sovereto, con decreto di fondazione sottoscritto dal Vicario capitolare Pietro Antonio Schettini. La prima sede \u00e8 nel vecchio duomo, nella cappella intitolata alla Madonna di Sovereto, posta nella navata laterale destra. Ora nel transetto destro c\u2019\u00e8 il grande quadro dell\u2019Invenzione della Madonna di Sovereto del concittadino Michele De Napoli e qui viene esposta la Madonna il 16 aprile alle ore 14.<br \/>\nNel 1838 la Confraternita edific\u00f2 l\u2019Oratorio sotto il titolo di Madonna di Sovereto su suolo donato dal benestante e devoto Gennaro Antonelli De Pa\u00f9. Nella parte destra dell\u2019aula \u00e8 stato eretto un altare con l\u2019effige della Madonna di Sovereto.<br \/>\n\u00c8 dunque strano che proprio nel 1700, che ha segnato il rifiorire del culto della Madonna di Sovereto, la tavola che la effigia abbia subito i peggiori affronti. Poich\u00e9 il quadro ligneo della Vergine non entrava nel tempietto d\u2019argento, fu segato a misura in alto, e nel retro chiuso con robusta porta di legno a doppia serratura. E si sa che anche il legno delle icone, sia pure miracolose, non sfugge alla terribile malattia del tarlo.<br \/>\nEcco che il canonico Gioacchino De Pa\u00f9 apporta lo scempio pi\u00f9 grave, non limitandosi a bloccare il tarlo ma adattando l\u2019immagine ai gusti del suo tempo. Marinelli Giovine parla di restauro fatto dalla mano perita di de Pa\u00f9 nel 1719, ma a giudicare dai risultati, diremmo che fece di una \u00abmirabile pittura\u00bb \u2013 come scrive il Paglia \u2013 un\u2019ordinarissima Madonna tutt\u2019altro che mirabile.<\/p>\n<p>Qual era lo stato di conservazione dell\u2019Icona nell\u2019esercizio del tuo ministero pastorale?<\/p>\n<p>Le condizioni generali del quadro erano gravissime, tanto che il prof. Michele D\u2019Elia, Soprintendente alle Gallerie e Monumenti di Puglia, un\u2019autorit\u00e0 in fatto di restauro, assicurava non pi\u00f9 di 15 anni di vita al quadro, significando che in breve tempo si sarebbe sfaldato in polvere e pezzetti insignificanti di legno. Questo parere \u00e8 documentato da una fotografia a grandezza naturale.<br \/>\nIl dovere di trasmettere alle future generazioni l\u2019Icona della Madonna di Sovereto, mi ha spinto a interessarmi del restauro, ma le radiografie ai raggi X, preliminari a qualsiasi operazione di restauro, rivelarono, sotto l\u2019immagine visibile della Madonna di Sovereto, la \u00abmirabile pittura\u00bb descritta dal Paglia, il volto splendido e devoto trovato dai nostri padri nel X-XI secolo.<\/p>\n<p>Quali ipotesi si prospettarono per salvare l\u2019Icona?<\/p>\n<p>Si poneva l\u2019alternativa: lasciare le cose come stavano, per perdere l\u2019icona nel giro di 15 anni, ipotesi accompagnata dal rifiuto della Soprintendenza a restaurare la dipintura superficiale in quanto di scarso valore e soprattutto non corrispondente all\u2019originale, oppure riportare all\u2019antico splendore il volto della Vergine, che dalla radiografia appariva \u00abmirabile\u00bb, capace di ispirare fiducia e devozione, e soprattutto venerata per almeno sei secoli dai nostri padri.<\/p>\n<p>In quali tempi si \u00e8 sviluppata la pratica di restauro?<\/p>\n<p>La mia domanda, indirizzata al Ministero della Pubblica Istruzione presso la Divisione Generale Antichit\u00e0 e Belle Arti, \u00e8 del 23 ottobre 1971. Pochi mesi dopo, il 3 maggio 1972, la pratica \u00e8 stata istruita dalla Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Puglia, e il 31 dello stesso mese \u00e8 stato configurato il finanziamento di 130.000 lire, iscritto per\u00f2 nel bilancio ministeriale per l\u2019esercizio finanziario 1973.<br \/>\nQuesta somma, non del tutto sufficiente per sostenere la totalit\u00e0 dei lavori necessari, \u00e8 stata integrata dalle offerte dei fedeli, ammontanti a 366.000 lire, per un totale complessivo di circa mezzo milione di lire.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 avvenuto concretamente il restauro, e a opera di chi?<\/p>\n<p>Tra la fine di marzo e la met\u00e0 di aprile 1974. L\u2019Icona \u00e8 stata restaurata in Cattedrale dal prof. Cesare Giulio Franco, della Soprintendenza di Bari. L\u2019imprimitura, venuta alla luce durante il restauro, ha rivelato una tecnica iconica adoperata nei secoli XI-XII. Quella \u00e8 dunque l\u2019epoca in cui i nostri padri hanno cominciato a venerare l\u2019immagine sacra della Madonna di Sovereto.<\/p>\n<p>Quali sostanze e strumenti sono stati adoperati per il restauro?<\/p>\n<p>Lo xilolo, il dimetil e la butilammina come solventi, la lampada di Wood per individuare la stratificazione pittorica in fluorescenza, il termocauterio per \u201cstirare\u201d le superfici, le tempere Lefranc &amp; Bourgeois per le integrazioni pittoriche, il Paraloid B 72 per il fissaggio della superficie iconica e il metacrilato per il retro della tavola. Facevano parte, al momento, della tecnica pi\u00f9 avanzata.<\/p>\n<p>Su quale materiale \u00e8 dipinta l\u2019Icona? Quanto pesa?<\/p>\n<p>L\u2019icona \u00e8 dipinta su una tavoletta di ciliegio del peso di 1.980 grammi, a suo tempo consolidata con un impasto di gesso, di colla animale e di terra rossa e bruna.<\/p>\n<p>Come sono andati avanti i lavori?<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 derivante dal mio ruolo, mi ha portato a redigere un dettagliato \u201cgiornale del restauro\u201d, quand\u2019anche non richiesto. Sono dunque in grado, oggi, di ricostruire giorno per giorno l\u2019andamento dei lavori.<br \/>\nL\u2019opera di restauro \u00e8 cominciata alle ore 16.00 del 27 marzo 1974, con la rimozione dell\u2019icona dalla sua sede naturale e con la rimozione degli ori che l\u2019adornavano.<br \/>\nSi \u00e8 provveduto, quindi, a rimuovere anche uno spesso strato di colofonia, resina vegetale applicata abbondantemente sul retro della tavola e sul suo perimetro. \u00c8 stata seguita, quindi, la ricognizione dell\u2019intera tavoletta lignea e sono stati effettuati piccoli saggi sulla superficie utilizzando solventi come lo xilolo e il dimetil, necessari per la pulitura. Poi \u00e8 stata fissata la pellicola pittorica con Paraloid B 72, una resina consolidante che fa assumere alla superficie trattata l\u2019aspetto lucido, quasi caramellato.<br \/>\nIl giorno successivo \u00e8 iniziata la pulitura della superficie di fondo e sono venute in luce le aureole (in giallo, con bordi rossi) del Bambino e della Madonna. Sono anche apparsi dei residui di scritte in bianco nella parte destra della tavoletta, in alto e in basso, ma assolutamente illeggibili.<br \/>\nDa un saggio sulla testa della Madonna \u00e8 emerso il manto di colore rosso con filettature chiare. Manto rosso e non blu, dunque. Fondo di un azzurro cupo, bordato di rosso, a delimitazione della zona cromatica. Tutte le operazioni sono state effettuate con l\u2019utilizzo dello xilolo, del dimetil e della butilammina, in presenza di ridipinture a tempera.<br \/>\nSi \u00e8 passati, quindi, all\u2019utilizzo della lampada di Wood che con la sua luce fluorescente permette di scorgere i vari stadi di ridipintura, e sono state eseguite fotografie sia a luce radiante sia a ultravioletti filtranti.<br \/>\nIl 29 marzo \u00e8 stata completata la pulitura del fondo. Si \u00e8 provveduto a colmare le fessure e i vuoti rinvenuti sulla superficie con cera vergine a caldo, poi a fissare il colore con colla di coniglio diluita con acqua, e ad effettuare micro stirature della superficie pittorica con l\u2019ausilio del termocauterio. Si tratta di uno strumento che, grazie all\u2019interposizione di carta siliconata, permette di spianare gli increspamenti superficiali e i distaccamenti della materia pittorica dalla superficie lignea. Il tutto \u00e8 stato nuovamente protetto con un leggero strato di Paraloid B 72 al 5%.<br \/>\nIl 1\u00b0 aprile \u00e8 cominciato il ritocco delle lacune e delle abrasioni sulla superficie pittorica con la tecnica divisionistica. Le integrazioni sono state effettuate con tempere Lefranc &amp; Bourgeois, appositamente provenienti dalla ditta francese all\u2019avanguardia, fin dall\u2019Ottocento, sia nella gamma dei colori sia nella preparazione di vernici pittoriche ricche dei giusti pigmenti e astringenti cromatici.<br \/>\nLe operazioni sono andate avanti fino al 3 aprile. Ogni sessione di lavoro si concludeva con la fotografia della tavola: in bianco e nero a luce diretta, e a colori con luce diffusa e uso del filtro polarizzatore, che impedisce il passaggio della luce riflessa. Infine il retro della tavola \u00e8 stato consolidato con iniezioni e spennellature di metacrilato, che procura un effetto vetrificante.<br \/>\nIl 4 aprile 1974, alle ore 17.00, l\u2019Icona restaurata \u00e8 stata esposta nell\u2019area presbiterale dell\u2019altare maggiore della Cattedrale ed \u00e8 cominciato il pellegrinaggio delle comunit\u00e0 parrocchiali S. Gioacchino e Immacolata, proseguito il giorno successivo con le comunit\u00e0 S. Maria della Stella e SS. Medici.<\/p>\n<p>di Renato Brucoli<\/p>\n<p>da \u201cLa Nuova Citt\u00e0\u201d\u00a0 \u2013 Luglio\/Agosto 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documento pi\u00f9 antico \u00e8 del 1175, ma l\u2019icona \u00e8 stata rinvenuta prima: forse, come sostiene il Marinelli Giovine, gi\u00e0 nel 1038. Dipinta su una tavoletta di ciliegio del peso di 1980 grammi, a distanza nove secoli e mezzo stava andando in briciole. 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