Una tradizione dimenticata: la fiera di S. Marco e il suo palio.
Sono molti gli eventi nella nostra storia a essere sepolti sotto la polvere del tempo. Anche Terlizzi ha dimenticato uno dei suoi momenti più alti e attesi dalla cittadinanza: la fiera di S. Marco col suo palio.
Notizie certe sulla sua nascita non ne abbiamo, si suppone sia stata istituita dai monaci gerosolimitani, allora presenti nel santuario di Sovereto, in età Angioina su concessione di Francesco Orsini, signore di Gravina e Terlizzi. Cronache riferiscono che il feudatario abbia nel 1436 ripristinato una antica fiera di Gravina e per riflesso abbia esteso anche questo privilegio alla nostra comunità, come previsto dalle leggi allora in uso. Per differenziarsi dalla città murgiana, allora capoluogo di contea, che la festeggiava il 23 Aprile, i terlizzesi decisero di votarla a S. Marco sia per motivi pratici (la festa del santo cade il 25 Aprile, pochi giorni dopo le celebrazioni per la Madonna di Sovereto) sia in onore della chiesetta delle monache presso il santuario, votata a quel santo. La prima documentazione scritta risale a uno statuto comunale del 1538 e prevedeva che la fiera si svolgesse a Sovereto per la durata di 8 giorni a partire dal 23, “…nonobstante che fosse guerra o peste…” un fatto singolare, questo a sottolineare quanto gli organizzatori ci tenessero alla sua riuscita come mezzo per attirare maggiori fedeli o anche solo chi voleva far affari. Una nota del documento recita “…chiunque venga a vendere finocchi, funghi o rose non abia pagar dazio…” e mostra quanto l’interesse per i fiori fosse già radicato nella nostra città. Il momento culminante della festa però rimaneva il palio: la sagra si apriva infatti con la sistemazione dello stendardo, su cui capeggiava la figura di un gallo, simbolo della città, sull’architave della porta che conduceva alla piazza (poi distrutta per permettere l’ingresso del carro maggiore) e restava appesa fino al termine della fiera che si concludeva appunto con la corsa che si snodava intorno alla piazza maggiore e che poco aveva da invidiare ai più blasonati palii di Siena o Oria.
Già agli inizi del Seicento però sembra non si parli più del nostro palio, altri problemi aleggiavano sulle teste dei nostri avi, siamo infatti in un secolo dove carestie e guerre erano frequenti e devastanti.
Fine ingloriosa per uno dei nostri più importanti avvenimenti che meriterebbe di essere riconsegnato alla gloria della città.
Domenico Tumolo




50 commenti su “Terlizzi: una Siena mancata”
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